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Matteo D’Alessandro: “Me ne sono andato in lacrime”

«A LIVELLO professionale sono molto contento, anzi, sono al settimo cielo, ma sotto il profilo affattivo sono davvero molto triste. Sarò sempre grato a Reggio e alla Reggiana dove ho lasciato il cuore e dove sono cresciuto sia come uomo che come calciatore».

Sono le parole sincere di Matteo D’Alessandro, un ragazzo splendido che in questi due anni alla Reggiana si è sempre comportato con grande correttezza nei confronti di tutti e con grande educazione, oltre ad essere arrivato in punta di piedi e ad aver lavorato sodo crescendo settimana dopo settimana, fino a diventare quasi titolare con Dominissini e una pedina inamovibile dello scacchiere disegnato da Amedeo Mangone. Ora, D’Alessandro, dopo due anni assolutamente irreprensibili, ha meritato la chiamata di una formazione di categoria superiore come la Reggina, una società alla quale l’atleta ha detto subito di sì, pur trovandosi a oltre 1000 chilometri da casa sua: Sondrio.
Matteo D’Alessandro, classe ’89, in maglia granata ha disputato 21 presenze nella stagione con Dominissini e 27 presenze l’anno scorso con Mangone, senza segnare reti. Magari il primo gol da professionista arriverà proprio quest’anno nella Reggina allenata da Roberto Breda, che l’hanno scorso ha conosciuto D’Alessandro da avversario, avendo allenato la Salernitana.

Matteo, raccontaci com’è stata la tua ultima giornata in granata?
«Se ne parlava da tempo, ma è successo tutto da un momento all’altro e un po’ sono rimasto sorpreso. Pensavo di avere almeno il tempo di salutare tutti, di portare via le mie cose; invece non è stato così, tant’è che mercoledì alle 23 ero già a Reggio Calabria. Il mio ultimo allenamento con la Reggiana è stato quello di mercoledì mattina, prima di ricevere la comunicazione di partire subito per Milano dove ho firmato per poi imbarcarmi per la Calabria. Non ho neppure pranzato coi miei compagni per salutarli».

Quindi le tue cose sono ancora a Reggio?
«Ho lì ancora molta roba. Comunque tornerò presto, sia per recuperare le mie cose, ma soprattutto per salutare e ringraziare tutti, non solo i miei compagni, ma i tanti amici che ho a Reggio, per questi due anni magnifici».

Il tuo trampolino di lancio è stato la Reggiana o lo sarà la Reggina?
«Di certo la Reggiana mi ha dato la possibilità di crescere molto sia come calciatore che come uomo. Ora scoprirò se sarò in grado di giocare in questa categoria».

Si dice che tu vada a Reggio Calabria per fare il titolare?
«Non lo so: non ho parlato ancora con l’allenatore e non sono assolutamente nulla. Non so neppure con che modulo giochino, ma questo non mi spaventa e spero di adattarmi il prima possibile per dare il mio contributo. Arrivo da una squadra importante come la Reggiana, ma di categoria inferiore, quindi dovrò cimentarmi con un livello più alto. Spero di adattarmi in fretta».

Corsi dice che puoi arrivare in A…
«Ringrazio il direttore per queste parole. Arrivare in A è sempre stato il mio sogno: un passo l’ho fatto, ora devo continuare a crescere per raggiungere questo mio obiettivo. Ora, ogni sabato sarà un esame. La fortuna, l’essere al posto giusto al momento giusto e la bravura spero mi permettano di arrivare ai massimi livelli».

Giocando al sabato, alla domenica tornerai a Reggio, vero?
«L’ho promesso a tanta gente. Reggio e la Reggiana saranno sempre nel mio cuore: ormai, oltre ad essere un giocatore della Reggiana, sono diventato un vero tifoso».

A casa tua come l’anno presa?
«Mia madre è un po’ apprensiva e soffre la distanza, ma con gli aerei, da Sondrio a Reggio Calabria, ci si mette come da Sondrio a Reggio Emilia in auto». Sai che sei arrivato in un ambiente molto diverso rispetto a quello granata? «Sono curioso di conoscere gli altri ragazzi dello spogliatoio e il mister. So che anche fuori dal campo sarà diverso. Arrivo comunque in una società che due anni fa faceva la A, quindi è ovvio che la tifoseria si si aspetti tanti»

Cosa devi a Dominissini e a Mangone?
«La Lage Pro mi ha permesso di crescere. Sono arrivato che ero un ragazzino in uscita da una Primavera, mentre in questi due anni in granata sono diventato quasi un giocatore: ora devo fare il definitivo salto di qualità. Se è accaduto tutto questo lo devo a Dominissini a Mangone e a tutte le persone che mi hanno voluto bene e che hanno creduto in me».

Cos’auguri alla Reggiana?
«Che riconquisti in fretta il proprio pubblico, visto che Reggio Emilia merita uno stadio pieno e colorato. Il calcio sta attraversando un momento difficile e per questo motivo la Reggiana deve fare certe scelte: sono certo che questa sia la strada giusta e non posso che augurare alla Reggiana un mondo di bene».

A Reggio hai lasciato anche qualche cuore infranto?
«Non so se ho lasciato cuori infranti. Di certo a Reggio ho tanti amici anche al di fuori dal gruppo dei miei compagni. Ringrazio quindi tutti coloro che mi hanno voluto bene e che mi hanno permesso di vivere due anni magnifici». (di Lorenzo Chierici)

Fonte: “Il Giornale di Reggio”

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