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Reggiana, Marco Silvestri: «Servono tempo e pazienza»

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E’uno dei volti nuovi della Reggiana: Marco Silvestri, 20 anni compiuti lo scorso 2 marzo. E’ stato chiamato a fare il suo debutto tra i professionisi proprio difendendo la porta della squadra della sua città. Originario di Sologno, paesino del nostro Appennino a cui è legatissimo e dove torna ogni volta che può, Silvestri è cresciuto calcisticamente nel Modena dove è approdato all’età di 11 anni e dove è rimasto per 8 stagioni prima di approdare al Chievo- Verona, la società che la scorsa estate l’ha girato in prestito alla Reggiana.

Silvestri, come giudica questo suo primo approccio con il calcio professionistico?
Tutto sommato buono, sono abbastanza contento. Anche se avrei preferito prendere qualche gol di meno, se giudico le prestazioni sono abbastanza soddisfatto.

E l’impatto con la categoria?
Il calcio “dei grandi” è davvero così diverso? Finora avevo vissuto l’ar ia della prima squadra a Verona senza però mai sc ende re in campo. L’ho fatto solo con la Primavera e devo dire che è tutto molto diverso. Qui ci sono più tensioni, ti accorgi subito che il risultato conta di più o meglio forse è l’unica cosa che conta, cosa che a livello giovanile non si avverte con tanta pressione.

E lei come si vede nel contesto di questo calcio?
Premesso che c’è da migliorare sempre, ogni giorno e che sentirsi arrivati significa semplicemente avere finito, dico che tutto sommato l’i mpatto è stato buono. Di certo mi hanno aiutato tantissimo i compagni che mi hanno permesso fin da subito di entrare in campo tranquillo, diciamo che l’impatto è stato poco traumatico. La tranquillità sembra comunque essere una delle sue grandi qualità. E’ una delle cose più importanti per un portiere e fa anche parte del mio carattere. Mi hanno insegnato che bisogna sempre dimenticare subito ciò che succede in campo, le cose belle come quelle brutte. Domenica, ad esempio, dopo quello stop sbagliato mi sono fatto ridare immedi atam ente indietro la palla, senza paura, è così che devo fare.

E dell’inizio di stagione della Reggiana cosa dice?
Abbiamo azzerato la penalizzazione, non dico che fosse un peso, anzi direi proprio di no, però è il primo passo in avanti. Abbiamo fatto due ottime partite in trasferta, un po’ meno in casa, ma sono convinto che se giochiamo come domenica possiamo dare del filo da torcere a chiunque. In questa squadra ci sono giocatori importanti, ma si è comunque cambiato parecchio, servono tempo e pazienza: dateci ancora qualche partita e vedrete che saremo una squadra vera.

Torniamo a lei, come è nata l’idea di fare il portiere? Una scelta o una casualità?
Da piccolo quando giocavo a Castelnovo Monti facevo l’attaccante, dopo qualche anno mi sono ritrovato in porta. Mia mamma dice sempre che sono andato in porta perchè avevo poca voglia di corre re.

C’è un portiere che ritiene incarnare alla perfezione il ruolo?
Sicuramente Gigi Buffon, a me piacciono i portieri concreti, che sappiano dare tranquillità alla squadra, proprio come lui. Se dici Buffon hai già detto tutto.

Si dice che la miglior prestazione per un portiere sia quella in cui non è chiamato ad alcun intervento.
Giustissimo. Mister Rossi ci dice sempre che la parata è l’ultima cosa. Se si arriva a dover fare la grande parata significa che prima qualcosa non ha funzionato: se dalla porta, dove hai una posizione privilegiata, sei in grado d guidare bene la difesa e la fase difensiva di tutta la squadra, non si corrono rischi. (di Stefania Rabotti)

Fonte: “L’Informazione di Reggio”

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